Festival della Vita 2027

XVII edizione

Vivere è… Donare

Festival della Vita 2027: Vivere è… Donare

Scheda tematica

Efficientismo e consumismo hanno dirottato l’interesse degli esseri umani verso la materialità più sfrenata abolendo il limite dell’impossibile. Eppure, vivere, nella quotidianità, può rappresentare la ricerca di un equilibrio tra materialità e spiritualità, tra disinteresse e dedizione, tra difficoltà e resilienza, tra indifferenza e solidarietà. Di conseguenza, il vero motore per la realizzazione dell’essere umano e della persona qua talis è la relazione con l’altro da sé. Da quest’ultima si pongono le basi della sociabilità umana, quindi dell’identità ma soprattutto del bisogno di appartenenza del singolo soggetto al consorzio umano. In esso si riconosce la vita che, di per sé stessa, è un dono non solo per chi la conduce e la svolge, ma anche per chi la regala. Vivere, dunque, è essere generosi con l’altro da sé, promuovendo condivisione e relazione dialogica a discapito dell’individualismo, dell’isolamento, dell’emarginazione e della solitudine.

“Dio ama chi dona con gioia”

“La Sacra Bibbia presenta il donare non come un semplice obbligo morale, ma come l’essenza stessa del rapporto tra Dio e l’umanità. Fin dalle prime pagine della Genesi, la creazione si rivela come il dono primordiale, un atto d’amore gratuito con cui il Creatore offre la vita e il mondo all’uomo. Nella prospettiva biblica, ogni bene materiale o spirituale che l’essere umano possiede non è mai una proprietà assoluta, bensì un talento ricevuto in custodia, da amministrare con responsabilità e giustizia.

Il culmine di questa logica si compie nel Nuovo Testamento, dove l’incarnazione e la croce ridefiniscono radicalmente il concetto di offerta. Come ricorda il Vangelo di Giovanni, Dio ha tanto amato il mondo da donare il suo Figlio unigenito. Gesù Cristo capovolge la mentalità del baratto e del merito, introducendo la misura del dono senza misura, che giunge fino al sacrificio estremo della propria vita per la salvezza altrui.

Nelle Scritture, il vero dono si riconosce perciò dalla gratuità e dall’atteggiamento del cuore, lontano da ogni forma di ostentazione o ricerca di ricompensa. San Paolo sottolinea che Dio ama chi dona con gioia, evidenziando come l’atto di privarsi di qualcosa per l’altro debba scaturire dalla libertà e non dalla costrizione. Il dono biblico si fa così strumento di comunione, capace di abbattere le disuguaglianze e di sanare le ferite dell’egoismo umano.

In ultima analisi, donare secondo la Bibbia significa riflettere l’immagine stessa di Dio nel mondo. Quando l’uomo dona se stesso, il proprio tempo o i propri beni, esce dal recinto del proprio io e sperimenta la vera beatitudine indicata dagli Atti degli Apostoli: «Si è più beati nel dare che nel ricevere». Questa dinamica trasforma l’esistenza in un flusso continuo di gratitudine, dove l’amore ricevuto si fa accoglienza e servizio verso il prossimo.

Vivere è donare

C’è una riflessione di Isabel Allende che può fare da filo conduttore sul tema “Vivere è donare”: “La sola cosa che si possiede è l’amore che si dà.

Rapportarsi agli altri è donare la propria umanità: “darsi”. Nel dono di sé la persona si riconosce nella sua vera umanità, nel darsi gli esseri umani possono recuperare ciò che stanno dilapidando nelle pieghe dell’egoismo e dell’indifferenza, nelle pieghe dell’inerzia, ovvero della stasi.

Il dono cambia la prospettiva del vivere, perché introduce un mutamento, altera gli spazi e ne allarga gli orizzonti. Chi dona, un istante dopo aver donato, non è più la medesima persona di prima: si è arricchito perché dandosi ha consegnato una parte di sé e ha preso ciò che ha donato sotto forma di sorriso, di accoglienza, ha generato un movimento dal sé all’altro che crea nuove esperienze e nuova vita.

Nel nodo esistenziale e morale del darsi, verbo che in latino ha la stessa radice, do, della parola donum, si attua un vero e proprio “dirottamento” dalla logica quotidiana dell’efficientismo e del consumismo, a una religio che tiene insieme e in equilibrio materialità e spiritualità, disinteresse e dedizione, difficoltà e resilienza, solidarietà e indifferenza. I termini, che possono sembrare antinomici e oppositivi, sono stretti insieme dalla complessità del vivere che è capace di far scattare la spiritualità dalla materialità, la dedizione dal disinteresse, la resilienza dalla difficoltà, la solidarietà dall’indifferenza. La molla dello scatto è il dono.  Il clic che permette di passare dal non vivere e dall’essere statici, al movimento che tutto trasforma e al vivere, dall’economia dell’avere all’etica dell’essere, e quindi di creare la vita, di darle un senso, è il dono di sé, è il darsi.

Se questo clic avviene nella mente, nel cuore, nell’anima vuol dire che il dono ha aperto fenditure nella coscienza, ha permesso di provare piacere non per effetto del conoscere, del sapere come è fatto il mondo, ma perché ci si è avvicinati alla scoperta di che cosa c’è in una vita, nei miliardi di vite che ci circondano, e si è tentato di gustarlo quel qualcosa, di farlo proprio, in cambio di un dono.


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